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MOSCATO D'ASTI E CESARE PAVESE

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Letteratura e vino, o meglio, nel nostro caso, Cesare Pavese e Moscato. Come e quando è nato questo felice connubio?
Cesare Pavese è sempre stato profondamente legato all’America. Lo scrittore inizia la sua carriera nel 1931 come traduttore de “Il nostro Signor Wrenn” dello statunitense Sinclair Lewis e successivamente traduce, tra gli altri, Moby Dick, il capolavoro di Herman Melville. L’America per Pavese ha sempre rappresentato la libertà, la creatività e la sua tesi di laurea sull’americano Walt Whitman gli insegnò quel modello comunicativo immediato e diretto che diventerà la caratteristica essenziale delle sue opere. Pavese è uno scrittore legato alla sua terra, a quella Langa che lo ha generato e forgiato e per raccontarla, nei suoi romanzi, usa una lingua che è diretta e immediata come lo slang americano, quello imparato dagli autori statunitensi che tanto ha amato. Per questo la Fondazione Cesare Pavese ha voluto contribuire alla manifestazione, omaggiando la scrittura di Pavese, quindi incaricandomi di portare ed esporre la sua penna originale e gli occhiali, entrambi salvati dalla terribile alluvione del 1994 che colpì Santo Stefano Belbo e l’allora Centro Studi Cesare Pavese. Due oggetti personali e strettamente legati all’attività dello scrittore, fatta di letture e di inchiostro. Nel 2010, anno delle celebrazioni per il sessantenario della scomparsa dello scrittore, la Fondazione Cesare Pavese ha realizzato, sul modello dell’originale, la “Cesare Pavese Special Edition”, la penna con la firma autografa, che è stata a disposizione dei partecipanti all’asta di New York per siglare i contratti di compra-vendita.